Il Quartetto d'Archi nella Storia, da Mozart a Beethoven


Il quartetto d'archi è un gruppo strumentale composto da due violini, una viola e un violoncello.

Luciano Berio, compositore italiano d'avanguardia, in un suo libro del 1973, diede una definizione esemplare del quartetto d'archi:
"Penso che non esista un insieme strumentale che sia stato penetrato tanto profondamente dal pensiero musicale quanto il quartetto d'archi. È infatti attraverso il quartetto che il vascello della musica getta lo scandaglio nei mari più profondi. Dopo duecentocinquanta anni di vita, esso continua a non essere riducibile alla somma dei suoi componenti e si presenta a noi, invece, come uno strumento la cui dialettica tra individualità e umanità, fra autonomia e omogeneità, sembra porsi come il paradigma di una società ideale."

Come forma, il Quartetto d'Archi si sviluppa nel quadro dello stile galante e sotto l'influenza del divertimento verso la metà del XVIII secolo. Ha come origine il raggruppamento degli strumenti a corda in seno all'orchestra, lasciando i contrabbassi doppiare i violoncelli. Se i primi quartetti di Luigi Boccherini altro non sono che sinfonie per archi, Stamitz e Gossec separano i loro quartetti in due categorie: quelli da suonare con quattro strumenti e quelli che debbono essere suonati da un'orchestra.
A partire da Haydn e Mozart, il quartetto diviene il genere più in voga nel repertorio della musica da camera. In pratica i quartetti venivano chiamati per suonare composizioni in piccoli spazi dove non ci si poteva permettere di ospitare un'intera orchestra.

Quella del quartetto è una storia nobile (da Haydn a Mozart, da Mozart a Beethoven, per citare nomi illustri) e non è un caso che Sandro Cappelletto ricordi le parole di Berio nel suo nuovo libro "Mozart, la notte delle dissonanze" dedicato a uno dei momenti più alti mai toccati da questa forma musicale, il Quartetto per archi in do maggiore op. x, detto "le Dissonanze" di Wolfgang Amadeus Mozart.
Tutto comincia nella notte del 12 febbraio 1785, quando Mozart, nelle stanze accoglienti della sua casa viennese e al cospetto di uno scelto gruppo di convitati, esegue per la prima volta il Quartetto op. x, le cui prime 22 battute avrebbero negli anni spiazzato e confuso molti ascoltatori. Ma non il grande Haydn, che quella notte onorò Mozart della sua presenza e che, al termine dell'esecuzione, si avvicinò al padre Leopold per dirgli: "Affermo davanti a Dio, da uomo onesto, che vostro figlio è il più grande compositore che io conosca, di persona o per reputazione".

Paolo Borciani, nel suo libro intitolato "Il Quartetto" (edizioni Ricordi, 1973) così scriveva a proposito delle qualità che dovrebbero avere i musicisti di un quartetto d'archi:
  • Amare la musica al di sopra del proprio strumento.
  • Conoscere ogni opera nella sua forma, armonicamente ed esteticamente, senza tuttavia incorrere nella pedanteria di certi musicologi privi di fantasia e di calore.
  • Possedere un eccellente bagaglio tecnico come strumentista e quartettista, senza cadere nelle secche di un arido accademismo o di un vuoto virtuosismo.
  • Avere estro e temperamento, ma non confondersi mai nella schiera dei superficiali.
  • Essere dotati di una sensibilità moderna, ma anche di una cultura e di un senso dello stile che non permetta mai di disconoscere i capolavori del passato.
  • Lavorare con umiltà, con coraggio, ma senza temere il dubbio.
  • Sapersi considerare tutti, anche il primo violino, "un quarto" di un unico organismo musicale.
  • Eseguire tutta la musica con lo stesso impegno.
  • Diffondere la musica contemporanea, al di fuori di ogni considerazione utilitaristica, convinti della sua importanza storica ed estetica.
  • Eseguire solo la musica degna di essere eseguita, sia essa antica, classica, romantica, moderna o contemporanea, e proporla anche a sempre nuovi pubblici.
musicisti per cerimonie

Quartetto d'Archi Koiné
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