La torre di Buccione

Il fascino del Medioevo

Un tempo questi luoghi hanno visto la presenza di re, conti, vescovi e signori, di cui rimangono ancora nobili testimonianze. Quasi in ogni paese le chiese romaniche, nelle loro linee semplici ed austere, richiamano i tempi antichi: tra tutti ricordiamo la splendida parrocchiale di Armeno o la pittoresche chiesetta di San Filiberto, entrambe risalenti all'anno Mille.

Dei molti castelli, che un tempo costellavano la Riviera di San Giulio, restano oggi solo poche testimonianze: il torrione medioevale sul lungolago di Pella, un tempo facente parte delle fortificazioni del borgo, e l’antica porta a ponte levatoio di Omegna, oltre ai resti di una delle torri del castello medioevale appartenuto ai Conti di Crusinallo.

Ma la testimonianza più preziosa è senza dubbio la torre di Buccione: con i suoi 23 metri di altezza, inserita nella cornice di una Riserva Naturale Speciale, questa massiccia torre in blocchi squadrati di granito e serizzo si eleva in tutto il suo vigore sulla sommità di un colle che domina il basso lago d’Orta. In realtà si dovrebbe parlare di castello, visto che la torre ei due recinti attorno rappresentano i resti di un antico recinto fortificato, attestato in documenti risalenti al 1200. Assieme ad altre analoghe torri del Cusio, costituiva la testa di ponte di quel fitto sistema di fortificazioni poste a salvaguardia dell’antica enclave indipendente della Riviera di San Giulio, presidio contro le invasioni dei barbari, teatro di resistenze disperate e di lotte acerrime.

Sulla torre era posta la campana con cui veniva dato il segnale di pericolo a tutte le genti del lago: l’ultimo esemplare, fuso nel 1610, è tuttora conservato nel giardino di Villa Bossi, presso la sede comunale di Orta.
Alla torre di Buccione, e alla sua campana, sono legate le coraggiose gesta di Maria Canavesa, l’eroina del Cusio, la cui vicenda fu raccontata da Giacomo Giovanetti in una novella in stile romantico scritta nel 1840, in parte basata su fatti realmente accaduti nel febbraio del 1529: successe a quell’epoca che Orta stava per essere invasa dalle truppe dell’avventuriero napoletano Cesare Maggio, le quali si erano già impossessante della torre di Buccione. Nottetempo, Maria Canavesa riuscì ad eludere la sorveglianza dei soldati ed a salire sulla torre dove, grazie al suono della campana, diede il segnale convenuto agli uomini della Riviera i quali mossero all’attacco degli invasori, costringendoli ad una fuga precipitosa.
Purtroppo tale gesto costò la vita a Maria Canavesa e ai suoi due figlioletti, che, scoperti, furono gettati dalla torre.


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